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martedì 12 marzo 2019

INTERVISTA SUL TAV


Rocciamelone lungo il Cammino Franco Provenzale del 2012
Io Maurizio Barbagallo non sono mai stato NO TAV. Nonostante parte delle mie radici sono in Val di Susa, pensavo che se l'opera era utile (per levare merci e traffico dalla gomma e portarlo su rotaia) si poteva fare in Val di Susa dove c'è già un'autostrada, due statali, e un'altra linea ferroviaria; piuttosto che realizzarla in valli meno antropizzate. Ho assistito all'attrazione che era diventata la valle per i movimenti antagonisti ironizzandoci anche sopra. Ma una parte di me era anche dubbiosa sulla reale utilità dell'opera e sui tempi di costruzione, sui costi che inevitabilmente sarebbero cresciuti come per tutte le opere pubbliche realizzate in Italia. Sono rimasto molto colpito negli ultimi mesi dal fronte che si è formato a favore dell'opera, e mi sono insospettito sul fatto che la TAV sia diventata per molte persone l'unica possibilità di fare ripartire l'economia. Così ho deciso di fare alcune domande a un militante storico del movimento valsusino per cercare di capire meglio. Accettare che l'economia possa "viaggiare" solo con le grandi opere è una sconfitta per chi, come me, cerca tutti i giorni di realizzare una economia sostenibile ad esempio con i viaggi a piedi. 
Oscar Margaira
Sono un valsusino, ho studiato ragioneria e ho lavorato come impiegato per 41 anni. Ho fatto l’amministratore comunale e di Comunità Montana per 15 anni ed ho partecipato a quasi tutte le riunioni sul fantomatico TAV dal 1996 al 2012.
Poi ho deciso che la cosa più utile che potevo fare per la causa era lavorare su internet e Facebook e diffondere parte dei documenti ufficiali che spiegano l’assurdità dell’opera. Proprio utilizzando i documenti ufficiali dei proponenti e del progetto si riesce infatti a ricostruire la vicenda e comprendere la sproporzione tra i costi ed i benefici di una così colossale operazione tecnica e finanziaria. Per inciso l’opera viene definita in un documento ufficiale “torta” e nei progetti come “un’opera dalla complessità senza precedenti. Direi che le due definizioni rendono l’idea. Occorre poi sapere che questo tipo di opere in Italia sono già state realizzate (seppure di dimensione minore) tra Bologna e Firenze ed i costi iniziali sono poi aumentati del 314% prima della fine dei lavori che son durati molti anni. Dunque qualsiasi cifra di cui si parla oggi a preventivo non può e non deve essere presa come reale e questo fatto, siccome si tratta totalmente di soldi pubblici (anche quelli europei sono soldi pubblici restituiti sostanzialmente al paese che li aveva versati inizialmente) ogni ragionamento va fatto in una prospettiva seria di costi, utilizzo e tempi di realizzazione, realizzazione che peraltro non è certa visto il basso grado di indagine realizzata finora.

Parco del Gran Bosco di Salbertrand


Ciao Oscar, si dice il TAV oppure la TAV?

Si dice il TAV ovvero il treno alta velocità, oppure linea treno alta velocità. In realtà il progetto poi è stato denominato TAC ovvero treno alta capacità per le merci e qui la velocità non servirebbe. Ma siamo in Italia e per confondere le idee e spendere di più quando hanno capito che il traffico persone non giustificava la linea son passati a dire che serviva alle merci (che non ci sono) e poi hanno detto che sarebbe diventata una linea mista merci/passeggeri. Il risultato è che le tre coppie di TGV giornalieri ed i treni merci passerebbero sulla stessa linea. Una linea costruita con le caratteristiche TAV, che serve per i treni persone molto leggeri visto che devono correre veloci, una linea molto costosa quindi, sulla quale però poi si dice che si farebbero viaggiare anche centinaia di treni merci lunghi più di 2000 metri e perciò pesantissimi.Qui emerge il primo problema, ovvero che i treni merci rovinerebbero i binari supersofisticati dei treni veloci per cui o si spenderebbero molti soldi in manutenzione o si finirebbe per far viaggiare i treni persone veloci a velocità molto più contenute e simili a quelle che hanno oggi sulla linea storica dov’è già i TGV francesi ed i pendolini son passati fin dal 1998.La tratta Torino Lyon si compone di tre parti, quella di cui si discute oggi è quella internazionale di 57 km. 12 in Italia, 45 in Francia ( ma i costi son divisi così: 58 Italia 42% Francia). Poi c’ è la parte nazionale italiana da Bussoleno a Torino, con gallerie sotto l’Orsiera e sotto la collina morenica di Rosta/ Rivoli di altri 8 km. La parte francese invece va da Saint Jean de Maurienne a Lyon, è la più lunga e sarebbe la più urgente e comprende anche due lunghe gallerie, di circa 20 km ciascuna.In ogni caso,la linea da Torino, anzi Milano a Lyon oggi esiste già, è quella storica ammodernata 5 anni fa, con mi pare 400 milioni di spesa e sulla quale passano 3 coppie di TGV al giorno è una quantità di treni merci che corrispondono al 30 % della capacità attuale della linea esistente.

Io vivo in Toscana da molti anni ma i miei nonni materni sono di Mattie e avevamo la casa a Bussoleno che era il luogo delle mie vacanze, da bambino mi ricordo i Tir che passavano nei paesi con i balconi che perdevano i pezzi. Una volta, un tir entrò in una casa nel paese di Sant'Ambrogio direttamente in camera da letto di due novelli sposi, fortunatamente senza conseguenze, mi ricordo ancora la foto su La Valsusa (settimanale locale). Così i miei nonni vedevano la costruzione dell'autostrada come una cosa positiva che avrebbe levato il traffico pesante dalle due statali.Quanti anni hanno impiegato a costruirla? E' stata utile?

Certo l’autostrada è stata utile, anche se è la più cara d’Italia ma negli anni passati ha creato problemi di inquinamento, specie in alta valle e a Bardonecchia in particolare. Oggi con gli euro 5 e 6 sembra che il problema sia quasi risolto in quanto i nuovi tir inquinano fino a 9 volte di meno rispetto agli euro 0 ed 1.


E poi appena finita l'autostrada avrebbero dovuto iniziare la costruzione della TAV e invece è nato il movimento NO TAV?

Non subito. Intanto va detto che ci si mobilitò in passato anche contro l’autostrada ed i motivi erano tre.
1) Si chiedevano più gallerie in corrispondenza dei centri abitati, ad esempio proprio Bussoleno per evitare il rumore e lo smog, e si ottennero grazie sopratutto a Pro Natura.
2) Si temeva che il traffico sarebbe aumentato a dismisura con problemi di inquinamento.
3) Come sempre accade, sul versante francese non avevano ancora neppure cominciato i lavori dell’autostrada ed usciti dal tunnel del Freius i camion passavano sulle statali. Questo faceva presagire che al momento dell’apertura delle autostrade in Francia, avvenuta circa 10 anni dopo, il traffico sarebbe diventato insostenibile. Faccio notare che i francesi adottano quasi sempre questo tipo di politica: aspettano che le opere siano terminate oltre confine e poi valutano se la loro tratta sia economicamente sostenibile e se va bene partono dopo molti anni. Sta succedendo anche oggi col TAV. I francesi hanno già chiarito che fino al 2038 non hanno alcuna intenzione di realizzare la tratta francese dopo il tunnel che arriverebbe a Saint Jean de Maurienne.
Dunque la parte più critica, lunga e costosa della linea tra Torino e Lyon, che comprende altri 2 tunnel in territorio francese, forse sarebbe iniziata dopo il 2038.


Molti dei partecipanti ai miei viaggi (www.infotrekking.eu) erano contrari alla TAV e appassionati della lotta che si stava conducendo in Val di Susa poi negli ultimi tempi sembra che l'opinione pubblica stia diventando a favore dell'opera, perché pensi sia cambiato questo sentimento?

Non credo che la gente abbia cambiato opinione. Chi è NO TAV ha ben chiaro i rischi dell’opera a livello ambientale, ma sopratutto economico. Infatti all’ultima manifestazione di Torino eravamo oltre 70.000 in continua crescita, nonostante la piazza di Torino fosse scomoda per scendere a manifestare o arrivare da fuori.Semplicemente le lobbies dei costruttori e dei politicanti hanno fatto massa critica ed hanno utilizzato tutti i mezzi di informazione per condizionare l’opinione pubblica.Prima dell’arrivo dei M5S al governo, in effetti non dovevano preoccuparsi troppo di muovere l’opinione pubblica (la parte disinformata della gente che legge ancora Repubblica, Stampa e Corriere per intenderci). Facevano le loro propagande già prima ma sapevano che avendo il timone del governo in mano e l’informazione televisiva totalmente prona non rischiavano molto, e “l’affare sarebbe andato in porto” con spartizione più i meno stabilita di eventuali prebende e regalie. Con l’avvento del governo dei 5 stelle il rischio che l’opera saltasse e che gli equilibri sulle eventuali “donazioni” ai partiti cambiassero e la Lega la facesse eventualmente da padrona (essendo quella favorevole ed al governo), il PD e gli altri partiti favorevoli han dovuto diciamo così “delimitare il campo” e dimostrare che i veri SI TAV erano loro e non altri.Tutto ciò che sta succedendo è in realtà niente altro che questo, e forse anche un modo per cercare di far rompere tra Lega e grillini e far cadere il governo. Avrai notato che il ministro più bersagliato, specie dalla stampa embedded è proprio quello dei trasporti Toninelli. Per inciso il miglior ministro che io abbia finora visto a quel ministero, quello che si è trovato i problemi più grossi e che pur senza avere competenze tecniche sta lavorando con la logica del buon padre di famiglia. Vedi tariffe autostradali, soluzione dei problemi con i Benetton a seguito disastro di Genova e primo ministro che non ha solo promesso, ma anche realizzato (a costi contenuti) la famosa analisi Costi Benefici sulla Torino Lyon.



Che fine ha fatto Erri De Luca?

Nessuna fine speciale, siccome forse ha capito che se si muove troppo gli toccano processi per ogni frase che dice credo abbia deciso di non farsi notare. So per certo che tiene i contatti in valle e che è sempre molto attento.Forse ti è sfuggito ma lo hanno processato per una frase che ha detto, quasi fosse un terrorista. Ma la questione dei processi e dell’occupazione militare di Maddalena di Chiomonte, proprio dove passa la Via Francigena (https://www.youtube.com/watch?v=HxJ8JxiZJtc) è un discorso complesso, basti dire che finora ci sono stati oltre mille inquisiti per l’opposizione al TAV ed il 99 % dei reati sono risultati inesistenti durante i processi. Non parlo di accanimento giudiziario per carità, certo questa è la dimostrazione che qualcosa non va.Diciamo che lo scontro sociale in atto è per certi versi molto simile a quello dei gilet gialli in Francia, in quanto le ragioni di una parte vengono confuse con atti di ribellione da curare con i manganelli e i lacrimogeni in faccia. E sia chiaro, non esagero. Poi purtroppo ci sono anche i soggetti che considerano le manganellate prese come delle medaglie ed i lacrimogeni in faccia come dei premi alla costanza dell’essere NO TAV. Io sono dell’avviso invece che i dati tecnici siano lo spartiacque. Ciò purtroppo non toglie che quelli che la questura definisce “scontri” hanno ottenuto risultati utili per entrambe le parti: da una parte gli oppositori duri son riusciti a far parlare della faccenda (i giornaloni preferiscono parlare di scontri, feriti ed arrestati piuttosto che di dati tecnici) dal’altra hanno dato la possibilità a fior di funzionari della polizia di far carriere folgoranti ed ai poveri poliziotti di prendersi almeno la trasferta, proprio come se fossero in zona di guerra. E sia chiaro ciò succede fin dal 2005... non male vero? Suppongo che queste cose non le sapessi vero? La regola è quasi sempre la stessa comunque: Soldi e potere da una parte, ideali trasformati qualche volta in rivolta dura dal’altra... per questo è lodevole che invece un Ministro voglia finalmente vedere i numeri! Se li avessero guardati e non distorti a favore dell’opera fin dal’inizio avremmo perso meno tempo su battaglie giuste e meno soldi su opere sbagliate. Perché anche per i NO TAV il tempo ed i soldi non si devono mai sprecare!


Qualche anno fa ho provato ad organizzare un viaggio a piedi da Novalesa alla Sacra di San Michele con un incontro con Luca Mercalli, era il 2011 in pieno periodo di lotte in valle, non ci fu nessuno iscritto, molti pensano che la bassa Val di Susa abbia un territorio ormai compromesso e ci siano altre valli come ad esempio la Val Maira nel Cuneese dove accompagno gruppi sempre numerosi (https://www.trekkilandia.it/trekking-occitano-valle-maira) che sono più adatte al turismo lento, tu sai proporre alternative occupazionali nel turismo o nell'agricoltura adatte a contrastare l'idea che solo i cantieri portano lavoro? (un po' come le Cave di Marmo sulle Alpi Apuane).

Evidentemente quello era un periodo particolare ed i giornali non aiutavano a circoscrivere la cosa al’unico luogo che poteva avere qualche problema che era La Maddalena di Chiomonte, dove da allora c’è un fortino in mezzo al nulla col cantiere bloccato e fermo in mezzo. Fortino presidiato da centinaia i di uomini dell’esercito, carabinieri, guardia di finanza e polizia (tutti in trasferta). Pensa ad una centrale nucleare o ad una zona di guerra con alcuni vigneti al suo interno... dove bisogna chiedere il permesso ogni giorno se vuoi andare a lavorare la tua vigna.In realtà è molto istruttivo vedere ciò che capita in quel luogo e parlare con i presidianti che tutti i giorni sono lassù, mangiano, osservano i movimenti, cantano e giocano a carte. Questo fin dal 2011. La zona come dicevo è proprio sulla Via Francigena, poco sotto alla frazione Ramat, dove il famoso Romean scavò a mano un cunicolo ancora oggi funzionante e percorribile per portare l’acqua sul versante della montagna che allora ne era sprovvisto.Secondo me le mete di Novalesa, le pendici del monte Rocciamelone, il forte di Exilles e il lago del Moncenisio, e diversi altri luoghi, ad esempio il percorso dove si dice sia passato Annibale sono itinerari interessanti e possono offrire la possibilità di guardare anche il presente con una piccola occhiata di sfuggita al cantiere oggi fermo e recintato militarmente da alti reticolati. Un segno dei tempi, gli stessi che si vedrebbero a Melendugno o in una città terremotata, oppure nella base del Muos. Niente altro che desolazione e fili spinati a prima vista, ma se poi si vuol vedere di più e si ha la sensibilità per farlo, si vede il nostro vero futuro. Contro cui noi lottiamo, ognuno a suo modo.Inoltre nelle immediate vicinanze abbiamo il famoso Colle delle Finestre, il Parco del Gran Bosco di Salbertrand, il gruppo dell'Orsiera con stambecchi a volontà, e poi Susa, città dalla storia celtica e romana.

Parco Orsiera Rocciavrè


Sembra che la scelta di fare la TAV sia diventato una mossa fondamentale per fare ripartire l'economia, non pensi che sia un fallimento per chi proponeva nuovi modelli di sviluppo?

È solo propaganda, sono sostanzialmente gli ultimi tentativi (che non finiranno in realtà mai) di appropriarsi di risorse che non esistono. Spiego meglio: in una economia di mercato i soldi o ci sono o non ci sono. In questo caso non ci sono, ma vincoliamo quelli delle future generazioni su una specie di scommessa. Il problema sarebbe già evidente senza bisogno di altre spiegazioni, perché le scommesse raramente si vincono, ma se poi il costo di quella scommessa non equa (conosci forse la regola che il gioco è equo solo se si vince la stessa quantità di soldi scommessi) dovesse aumentare a dismisura, anche in caso di vittoria ciò che si incasserebbe dall’opera funzionante sarebbe infinitesimamente minore di quanto speso per realizzare la stessa opera.Tralascio evidentemente che quei soldi spesi su opere di tutela del territorio, sistemazione dell’esistente, sistemazione zone terremotate o degradate delle grandi città, oppure nel’eolico, o l’energia solare, creerebbero un ritorno economico enormemente maggiore e ritorni in occupazione grandissimi rispetto ad un buco in una montagna dove ci sono 46 gradi di calore.


Non pensi che le merci viaggiando su rotaia inquineranno meno che le stesse trasportate sui tir?

Presupponendo che per far muovere i treni ci vuole l’energia elettrica e che noi oggi la compriamo in gran parte dalla Francia, di origine atomica, non saprei dire. Basterebbe un solo incidente ad una centrale ed il bilancio, tralasciando i costi (esosi) dell’energia acquistata, sarebbero già deficitari. Ma se ammettiamo di poterla produrre tutta o quasi da fonti rinnovabili allora la cosa sarebbe auspicabile. Auspicabile ma non immediatamente fattibile perché alla base del cambio di vettore, dalla gomma al ferro, non ci sono tanto i tunnel ferroviari (forse realizzati tra 20 anni) ma le politiche di trasporto dei governi e della UE. Parlo di provvedimenti, non di linee guida che poi invece non trovano quasi mai applicazioni. regole certe e non principi generali! Nel caso che ci voglia troppo tempo per fare le leggi, fare le infrastrutture e poi far applicare le regole a tutti, allora forse è meglio puntare nel’immediato nella riduzione dell’inquinamento di auto e TIR (e furgoncini che sono ormai la parte enorme del trasporto) tramite interventi tecnici di limitazione delle sostanze inquinanti. E poi servono dei controlli accurati, che sinceramente mi sembra manchino.Dire che il treno inquina meno del tir è un assunto valido solo se non inquino per produrre energia elettrica che fanno muovere i treni, se i treni già esistono, e se non si può più intervenire per diminuire l’emissione degli inquinanti dai mezzi circolanti.Non dimentichiamo mai che l’innovazione tecnologica crea lavoro, i tir sono privati e il gasolio lo pagano i privati, così come i pedaggi che ammortizzano le strade. Nel caso dei treni l’infrastruttura è pagata dalla collettività, i treni pure, ed ammortizzare i costi diventa un’azione che come minimo impiega decenni. Purtroppo in mancanza di imposizioni statali che obblighino le merci ad usare i treni, a causa della dispersione delle aziende sul territorio, il camion avrà sempre la meglio.

Parco Naturale Orsiera Rocciavrè


Nel corso degli anni delle battaglie NO TAV c'è stato un progressivo avvicinamento di molti gruppi “antagonisti” che hanno visto nella valle un fronte antiglobalista  antimperialista etc. tanto che io per scherzare dicevo che dopo Cuba e il Nicaragua si erano trasferiti in Val di Susa; pensi che questa radicalizzazione di alcune parti del movimento sia stata positiva?

La Valle aveva già una sua piccola tradizione in questo campo e i contatti di molti valsusini, insieme alla diffusione di internet hanno permesso che qui, almeno nei momenti critici, si concentrassero molte persone vicine a questi ambienti. Sono in genere proprio quelli di cui parlavo prima, persone disposte a prendersi i lacrimogeni addosso, le manganellate le denunce, i processi per difendere la loro idea. Qualcosa di romantico? Di pericoloso per il Movimento NO TAV? Può essere entrambi. Io ne ho conosciuti diverse di queste persone. Gente che in un certo senso ha molto più coraggio di me, ma anche un approccio romantico e non sempre “ragionato” che permette di catalogarli antagonisti. Poi quando li conosci capisci che magari però è più antagonista uno che lavora in banca e che ti vende titoli spazzatura, antagonista nel senso sociale intendo, perché costoro magari tirano le pietre alla polizia in un momento di rabbia ma rischiano anche di farsi male per le loro idee, mentre il venditore di fumo in banca fa quelle azioni solo per il suo strettissimo tornaconto. Il danno agli altri ed il profitto per se o per i suoi capi (persone che definiscono sempre gli altri come antagonisti). Chi sia il più antagonista nei confronti della società è da capire: chi brucia ricchezza o chi vuol evitare lo spreco? Per stupirti potrei dirti che al momento secondo i parametri che ho maturato sono più antagonisti chi fanno i calcoli a loro modo sui benefici del TAV portandoci su una strada potenzialmente deficitaria che i 2 ragazzi che cercano di tagliare le reti del cantiere fantoccio. Certo, i ragazzi stanno nel’illegalità, mentre gli altri sono nella perfetta legalità. Ciò nonostante il danno materiale dei due ragazzi che definiamo “antagonisti” è qualcosa di infinitesimo rispetto al danno collettivo arrecato tramite scelte politiche potenzialmente avventate. Poi sia chiaro, teste calde ce ne sono, gente che si droga, che gioca al rivoluzionario. Per carità, lungi da me, difendere gli scalmanati, ma neppure posso difendere chi da l’ordine e chi esegue l’ordine di sparare lacrimogeni ad altezza d’uomo su persone che non rappresentano un rischio immediato per la sicurezza di nessuno. Quello che hai visto capitare in Francia noi lo vediamo fin dal 2005.


Ma il buco, fatto fino ad ora, quanto è lungo?

Lo scavo consiste in 57 km di galleria doppia, quindi 2 canne, di 12 metri di diametro ciascuna, questo per la linea e poi altri 29 km di gallerie geognostiche ad una canna (indagini e studi preliminari) il cui diametro è di 6 metri. Al momento hanno scavato 25 km di gallerie di studio geognostico. Se si fa un rapporto col materiale da scavale, una roba immensa, pari a 10 piramidi di Cheope, siamo al 10% scavato. Hanno già raggiunto la temperatura interna di 46 gradi e ciò provoca problemi tecnici e di sicurezza pressoché insormontabili. Delle 22 faglie in pressione di acqua che dovrebbero incontrare durante gli scavi pare ne abbiano centrate solo un paio più superficiali.Nonostante la propaganda le gallerie dei tunnel non sono ancora state scavate e non sono partiti neppure i bandi per gli appalti. Una piccola tratta di un paio di km di una galleria geognostica in Francia è stata scavata con una fresa dal diametro di 12 metri per testarla, ma le gallerie geognostiche verranno utilizzate ai fini della sicurezza ed evacuazione materiali, dunque non si può dire che aver scavato un tratto di galleria geognostica con la fresa da 12 m di diametro equivalga ad aver iniziato il tunnel. Una bufala che però i proponenti, i politicanti e i giornaloni loro amici continuano a raccontare.


Sergio Berardo con la Ghironda e il vessillo NOTAV a Chialvetta con il gruppo del Sentiero Occitano 2012



Tu conosci Sergio Berardo dei Lou Dalfin, https://www.facebook.com/loudalfinofficial/ mi puoi raccontare come nacque il cosiddetto inno 
NO TAV: Sem encar ici  https://youtu.be/9UA4XNZrr9c
Sergio è venuto un paio di volte a suonare e parlare di musica e cultura occitana ai miei gruppi in Val Maira. https://www.trekkilandia.it/trekking-occitano-valle-maira

Ricordo che ero vicino a lui il giorno della presa di Venaus, l’8 dicembre 2005, e ricordo che il primo delle migliaia di lacrimogeni sparati in questi anni (forse per sbaglio da un giovane carabiniere molto agitato) ci passò sopra le teste quel giorno mentre eravamo fermi in migliaia di fronte ai poliziotti che bloccavano l’accesso per Venaus. Ricordo che dopo qualche raffica di manganelli su donne e vecchi e chiunque si trovasse a tiro, si decise di togliersi di li e di tagliare per i boschi, su sentieri pericolosi, in discesa, e in migliaia arrivammo a Venaus, assediammo il cantiere, tirammo giù le reti che lo difendevano ed i poliziotti dovettero ritirarsi. Ecco credo che da quel giorno, e molti di noi già prima, in mezzo alle grida dei NO TAV “ a sarà dura!” tutti noi abbiamo cominciato a dirci: dobbiamo esserci, non delegare, provare a far cambiare queste scelte imposte ed interessate. Così capito’ che per decine di volte ci rincontrammo, manifestammo, ci riunimmo. E siamo ancora qui, dopo oltre 25 anni... io ho cominciato a manifestare ad inizio marzo 96, prima marcia organizzata dal Comitato Habitat di cui facevo parte. 5000 persone a Sant’Ambrogio, 50.000 volantini distribuiti agli incroci stradali, nelle buche postali, fuori dalle chiese. E SIAM ANCORA QUI, almeno chi di noi non è passato oltre come invece hanno fatto molti amici che però noi rivediamo nei nostri ricordi ad ogni manifestazione. Ciò che conforta è sapere che avevamo ragione, ed il rapporto costo benefici ci dà ragione, nonostante i politicanti e lobbisti lo denigrino, e ciò che fa più piacere ancora è che molti giovani che nel 96 erano nelle pance delle loro mamme oggi sono con noi a marciare. Si marcia per sfogarsi, per stare insieme tra amici, per dire che siamo ancora qui e non molleremo mai.Perché alle truffe non bisogna mai arrendersi. E poi lo sai, chi cammina va avanti, sperando in qualcosa che magari non c’è ma in cui non può fare a meno di sperare.Non immagini quanti chilometri abbiamo fatto anche noi...
Cari saluti Oscar Margaira

Grazie Oscar!


mercoledì 9 ottobre 2013

Zaino sulle spalle SI zaino sulle spalle NO

Salve a tutti, lavoro dal 2006 come accompagnatore soprattutto con Associazioni che propongono trekking itineranti con lo zaino sulle spalle. Sia la "fu" Boscaglia che Tra Terra e Cielo propongono ai soci l'idea della sobrietà nella scelta di cosa portarsi sulle spalle lasciando a casa il superfluo. Lo zaino sulle spalle in un viaggio a piedi itinerante, dove ogni sera si cambia alloggio, è una bella scelta di libertà e in questi anni mi è capitato di avere nei gruppi persone esperte con zaini di 6/7 kg compreso il cibo! MA Non tutti riescono a lasciare a casa il superfluo e spesso nei viaggi classificati come più facili (1 o 2 orme) capita di avere camminatori con zaini superiori alle loro capacità. Senza dimenticare i problemi alla schiena che purtroppo affliggono molti di noi. Così la Guida spesso deve organizzare una suddivisione tra i partecipanti dei pesi in più oppure organizzare trasporti bagagli con i gestori delle strutture ricettive e/o taxi. Nel messaggio di portarsi tutto sulle spalle c'è anche la consapevolezza che muovere dei mezzi a motore di supporto a chi cammina è poco sostenibile dal punto di vista ambientale. Alla luce della mia esperienza penso si possa organizzare un trasporto dello zaino da una struttura ricettiva alla successiva in modo sostenibile:
- gli zaini da spedire non devono superare le dimensioni di uno zaino da 80 litri
- non devono pesare più di 15 kg per occupare meno spazio possibile e quindi meno mezzi impiegati. - chi effettua il trasporto deve provenire dalle vicinanze in modo da ridurre i km
- può essere un optional che offrono le strutture ricettive
- può divenire un'opportunità di lavoro come è accaduto in Val Maira  
E voi cosa ne pensate? siete DURI E PURI dello zaino sulle spalle oppure a volte avete ceduto? A VOI LA PAROLA

martedì 5 giugno 2012

Scarponi a cui si staccano le suole

Maggio 2012: mentre scendo con una scolaresca un ripido sentiero sulle Alpi Apuane ad una ragazza di terza superiore si scolla completamente la suola dello scarpone, qualche minuto prima alla sua insegnante si era aperto a banana la suola di uno scarpone. Con l'ausilio di alcuni cordini riesco a fare la solita riparazione provvisoria che permette di arrivare alla grotta turistica dell'Antro del Corchia dove gentilmente ci presteranno delle scarpe per continuare la gita. Al termine della giornata ad un'altra ragazza si scollano le suole. La settimana precedente stessa situazione con un altro studente. In questi 6 anni di attività è successo con frequenza a partecipanti ai miei trekking questo inconveniente. (non è sfiga). Attenzione! non sto parlando di scarpe da pochi euro comprate al discount o al mercato ma nella maggior parte dei casi della solita ditta (proprietaria di tre marchi) di scarpe Italiana. Vi invito a segnalarmi se vi è successa un inconveniente simile di scrivermi una mail a bebpiantravigne43@libero.it e di indicarmi la marca per verificare se ci può essere un qualche difetto di produzione e segnalarlo alla fabbrica. ISCRIVITI ALLA MIA NEWSLETTER SU www.infotrekking.eu

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